I Maestri del Paesaggio | Pioneer Landscape | 2019

Si è conclusa la settimana scorsa la nona edizione della manifestazione I Maestri del Paesaggio (www.imaestridelpaesaggio.it), organizzata da Arketipos e dal Comune di Bergamo. Arketipos è l’Associazione, senza fini di lucro che nasce con l’intento di promuovere, diffondere e valorizzare la cultura del paesaggio naturale e antropizzato al fine di favorire uno sviluppo sostenibile e, allo stesso tempo, la valorizzazione delle potenzialità di ogni territorio attraverso il coinvolgimento delle discipline dell’architettura del paesaggio, della tutela ambientale e del verde, della creatività e dell’arte e la formazione di professionisti e cittadini in genere.

Immagine 1 – Allium ramosun, officinale perenne bulbosa dalle molteplici proprietà


Questa nona edizione ha presentato alcuni celebri paesaggisti provenienti da tutt’Europa e dagli USA. Quest’anno la manifestazione è stata dedicata al “Pioneer Landscape”, quindi alla vegetazione pioniera, spontanea, che si riappropria degli spazi antropizzati. Durante l’evento vengono organizzate diverse attività, workshop, seminari e spettacoli per sensibilizzare i cittadini e i visitatori ad apprezzare maggiormente le bellezze della natura e mostrare come queste possano migliorare la qualità della vita all’interno della città, inoltre vengono realizzate delle installazioni all’interno di Bergamo Alta con le firme dei grandi paesaggisti.

Protagonista di questa nona edizione del Festival è stato Luciano Giubbilei, paesaggista italo-inglese che ha dato vita ad una meravigliosa reinterpretazione di Piazza Vecchia a Bergamo Alta (Immagine 2).

Immagine 2 – Piazza Vecchia, Bergamo Alta, Green Square, Luciano Giubbilei


La piazza si è rinverdita in maniera semplice ed elegante, l’installazione, “vuole esplorare la relazione tra architettura e ambiente naturale richiamando la bellezza della vegetazione spontanea che si riappropria talvolta di spazi antropizzati. Si vuole evocare quello che può essere definito il paesaggio spontaneo e pioniero, ponendo l’attenzione sul rapporto tra architettura e natura, invitando il fruitore a percepire le piante come entità vive e in movimento. Nel progetto di Giubbilei le piante diventano elemento significante della narrativa, stimolando nell’osservatore una riflessione sul paesaggio e trasformando la piazza storica in uno spazio sospeso a metà tra città e natura”.

Immagine 3 – Alcuni scorci della Piazza, protagoniste Echinacea pallida, Panicum virgatum, Molinia caerulea “Dauerstrahl”, Aster turbinellus ecc.


L’intera città si mobilita per questa festa del verde, aprendo molti suoi luoghi a una nuova lettura in chiave green, è il caso di Piazza Mascheroni progettata dal Paesaggista Italiano Antonio Perazzi, firmata Gardenia. Il “salotto delle erbacce” è il nome scelto per la piazza, caratterizzata da cinque stanze chiuse da siepi di Bambù, abitate da piante selvatiche che collaborano tra di loro per formare uno spazio in armonia dove uomo e natura si incontrano.

Immagine 4 – Il museo storico di Bergamo fa da sfondo alle specie selvatiche, che lo impreziosiscono dandogli una chiave di lettura moderna


È stato sorprendente per noi vedere la grande vitalità e gli usi della piazza: bambini che giocavano a nascondino tra Helianthus salicifolius, gente che mangiava il gelato con in sfondo Broussonetia papyrifera e con il suono provocato dalle foglie del Phyllostachys aurea al vento, Professionisti che passeggiavano individuando i nomi delle piante inserite o semplicemente luogo di incontro dove stare in tranquillità accompagnati dal profumo delle piante.

Immagine 5 – Piazza Mascheroni, “salotto delle erbacce”, Antonio Perazzi, Gardenia


Le piante selvatiche hanno creato spazi intimi dove sostare e dove sentirsi protetti dagli sguardi altrui, le “erbacce”, dice il Paesaggista, “possono essere un’opportunità per ricucire ambiente selvatico e giardino”.

Immagine 6 – Piazza Mascheroni, “Salotto delle erbacce”, Antonio Perazzi, Gardenia, vasche di con Phyllostachys aurea al suo interno


Inoltre, tra le iniziative ci sono le conferenze dell’International Meeting, due giornate di incontri, racconti, confronti tra i più noti esponenti del paesaggismo. I protagonisti raccontano la loro filosofia progettuale attraverso una rinnovata formula che alterna lecture, talk e testimonianze video. Tra i tanti celebri relatori abbiamo particolarmente apprezzato Martin Rein-Cano di Berlino fondatore e direttore creativo dello studio berlinese Topotek1, ed è stata una piacevole sorpresa scoprire che il prossimo anno Piazza Vecchia verrà progettata da lui. Durante la conferenza ha illustrato il suo progetto Superkilen a Copenhagen, ormai diventato famoso per la sua grande originalità.

Immagine 7 – Superkilen, Copenaghen, Topotek1


Alla fine delle conferenze appunti e pensieri hanno percorso le nostre menti, come sempre utilizziamo queste giornate per ragionare e scambiare idee e quest’anno la riflessione è sulle regole, in Italia in particolar modo siamo addestrati a dover rispettare le regole, viviamo una vita dettata da regole non scritte: regole imposte dalla società, regole imposte dalla tv, regole su come disporre le piante in un giardino, regole su come creare degli spazi piacevoli, regole su come vivere i nostri spazi pubblici, regole per ogni azione che svolgiamo. Nel dizionario della lingua italiana la parola regola è così definita:

Norma di comportamento dettata perlopiù dalla consuetudine, dall'esperienza: avere, darsi una r. di vita; attenersi alle r. morali || è buona r., è buona consuetudine, è opportuno: è buona r. essere sempre puntuali | per tua norma e r., perché tu sappia come comportarti | a r. d'arte, in modo perfetto | in r., nella condizione prescritta: mettersi in r. con i pagamenti; anche in senso fig.: sentirsi in r. con la propria coscienza || fig. avere le carte in r., avere i requisiti per fare, per ottenere qlco.

Quindi definiamo le regole come norme di comportamento dettate dalla consuetudine ma il vero sviluppo non sarebbe proprio ridefinire queste regole?

Facciamo un esempio concreto riportato anche da Martin Rein-Cano; pensiamo ai parchi giochi dei bambini, che tutti abbiamo in mente, sono sovraccaricati di elementi:

un castello, uno scivolo, una torre, un’altalena, giochi a molla, reti per l’arrampicata, etc, e tutto è preimpostato, non c’è fantasia in questo, tutte le azioni dei bambini vengono prestabilite a tavolino da una progettazione a volte mancante o incompetente. I bambini non sono più liberi di giocare con la mente, tutto è diventato molto meccanico, ma siamo sicuri che sia la cosa giusta?

Sicuramente viviamo in un momento storico in cui difficilmente si riflette, una società che va veloce, che è stressata, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere siamo sicuri che non vogliamo insegnare ai nostri bambini a giocare con la fantasia e che vogliamo imporgli regole e vie prestabilite anche nei nostri parchi giochi?

Noi siamo sicuri del fatto che le regole vanno ridefinite, l’ordine deve essere messo in dubbio, dobbiamo vivere i nostri spazi pubblici ridefinendo le funzioni e non assoggettando a ogni elemento una data azione, le nostre piazze si devono popolare di gente stimolata, felice e che si senta a suo agio con lo spazio circostante. Le città sono troppo soffocanti, dobbiamo creare delle “disfunzioni piacevoli”, dobbiamo creare socialità e per farlo dobbiamo pensare fuori dalle righe e imparare a far convivere storia e modernità, cercando nuove soluzioni piuttosto che riparando quelle vecchie.