Il prato. Abbiamo già discusso del prato, protagonista indiscusso della maggior parte dei giardini. Nel precedente articolo abbiamo parlato dei prati a bassa manutenzione, con basse esigenze idriche e manutentive. Clicca qui per leggerlo.
Nella nostra quotidianità il prato rappresenta un elemento necessario, radicato nella cultura. Non è necessaria la presenza di un prato nei giardini, il concetto di giardino e prato sono stranamente fusi e confusi. Spesso presentiamo progetti di giardini senza prato, dopo aver analizzato necessità e parametri, e c’è quasi una nostalgia nei suoi confronti quando lo inseriamo in maniera non canonica, come se lo si volesse evitare ma allo stesso tempo rappresentasse il giardino stesso.
Ma da dove deriva il prato? Qual è la sua storia e perché siamo così legati a lui?
Il termine ‘prato’ compare in letteratura per la prima volta alla fine del XIII secolo nell’opera ‘De vegetabilibus’ di Albertus Magnus, naturalista e vescovo di Ratisbona. Nella sua opera diede indicazioni su come creare un prato ‘Poi, tutto lo spazio deve essere coperto con pezzi di erba sottile…’.
Inoltre il prato rappresenta la ricchezza. Nei giardini e nei parchi inglesi il prato doveva esaltare l’imponenza dell’architettura creando grandi spazi orizzontali, grandi spazi ‘vuoti’ per esaltare gli spazi ‘pieni’.
Nulla è più piacevole alla vista dell'erba verde e a tosatura corta,
Francis Bacon, 1625.
Immagine 1 – Il primo tosaerba fu brevettato nel 1830 dall’inglese Edwin Budding segnando per sempre la storia del prato come lo conosciamo oggi.
Il prato è un grande ‘vuoto’, spesso spazio libero, senza destinazione rigida, a libera fruizione. Nel 1625 ciò era possibile, era giustificato e rappresentava gli standard dell’epoca. Ma oggi nel 2020 pensare di avere grandi superfici di prato perfette è quasi un’utopia. Per non parlare dei giardini piccoli in cui il limite tra piacevole e incubo è estremamente vicino. Alta manutenzione e la presunzione di avere uno spazio sempre verde, l’arroganza di riproporre ambienti anglosassoni hanno traviato la concezione di ciò che è possibile applicare nella maggior parte d’Italia. Purtroppo siamo in Italia e il nostro clima non ci permette più di avere spazi sempre verdi senza un grande sforzo manutentivo e irriguo.
Il prato non deve essere un’ossessione ma piuttosto trasmettere pace.
Allora come fare ad accettare le ‘infestanti’, le macchie e gli ingiallimenti?
Dobbiamo cambiare la percezione che abbiamo del prato. Il prato rappresenta il ‘vuoto’ che valorizza gli spazi ‘pieni’ progettati accanto a lui. Il prato è il nostro piano orizzontale sul quale inseriremo i nostri elementi verticali (aiuole, pavimentazioni, strutture, elementi di design.. etc.). Il prato può accompagnare gli elementi del giardino e non è detto che debba essere perfetto.
Lo conosci il principio di ‘wabi-sabi’?
Wabi-sabi (侘寂) costituisce una visione del mondo giapponese, o estetica, fondata sull'accoglimento della transitorietà delle cose. Nasce con riferimento ai processi di lavorazione artigianale, ma è perfettamente calzante con il concetto di giardino, e in questo caso del prato.
nulla è perfetto – nulla è permanente – nulla è completo
Il wabi-sabi insegna a distaccarci dall’idea di perfezione assoluta, per riscoprire la bellezza di una creazione spontanea. La natura è spontanea, imprevedibile e estremamente meravigiosa.
Siamo sicuri che la visione del prato che abbiamo nella nostra mente sia la verità assoluta? Perché forzare la natura e creare situazioni che da noi causano solo spreco di energie, di risorse e che potremo evitare scegliendo specie più appropriate?
Quindi quali sono le soluzioni?
Per prima cosa bisogna analizzare il luogo in cui viviamo per capire che tipo di specie utilizzare. Alcune le troverete nel nostro articolo precedente; Verbena x hybrida, Lippia nodiflora, Frankenia laevis, Dichondra repens.. etc. Tutte queste rappresentano prati alternativi, che cambiano e mutano durante l’anno, dando grandi soddisfazioni!
Immagine 2 – Osserva quest’immagine. Cosa ti provoca? Una sensazione di pace, serenità e di quiete dell’anima? A noi no, perché pensiamo a tutto quello che si porta dietro un’immagine così. Tagli frequenti, alte esigenze idriche, attenzione alle infestanti.. etc.
Immagine 3 – E quest’immagine cosa ti provoca? Confusione? Disordine? Ma se ti dicessi che possiamo sfruttare queste situazioni spontanee a nostro vantaggio?
L’immagine 2 e 3 sono la dimostrazione di come la nostra concezione è plasmata secondo rigide regole che ci siamo imposti nel tempo e di come non riusciamo a immaginarci il nostro giardino diversamente.
Ecco come sfruttare la situazione dell’immagine 3: creando aree con sfalci, creando spazi seminati a prato fiorito e sfruttando ciò che cresce spontaneamente nel nostro giardino, ciò che il vento e l’avifauna ci porta.
Immagine 4 – Diverse concezioni del prato. Sfalci in giardino.
Immagine 5 – Semine di prato fiorito
Esistono molte alternative al classico prato e ogni luogo ha le sue esigenze, chiamaci per ripensare al tuo spazio verde, per dargli nuova vita e ripensare insieme alle tue esigenze, abbattendo i costi di manutenzione. Ci sono capitati clienti che preferivano inserire il prato sintetico alle imperfezioni di un prato vero. Non dev’essere necessariamente così, accettiamo ciò che ci circonda, osserviamo la varietà di elementi che caratterizzano i nostri spazi verdi e cambiamo la concezione che abbiamo del prato trovando soluzioni alternative che valorizzeranno lo spazio senza inficiare sull’aspetto estetico finale, accettiamo l’imperfezione naturale. Siamo uno studio di Architettura del Paesaggio a Forlì (FC) e progettiamo spazi verdi a bassa manutenzione in tutto il territorio italiano. Vuoi sapere come funziona il nostro servizio?
💡 Un prato davvero pratico si progetta con consapevolezza.
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