Cicatrici

“Molte delle cosiddette malattie emergenti-come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviaria, influenza suina e oggi il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2 definito in precedenza come CoVID-19) non sono eventi catastrofi casuali, ma la conseguenza del nostro impatto sugli ecosistemi naturali” Così apre il rapporto di wwf italia (clicca qui per leggerlo per intero) in merito alla pandemia, denunciando, come ormai chiaro, che la colpa è solo nostra.

Le argomentazioni, spiega il wwf, sono che avendo distrutto interi ecosistemi e avendo obbligato masse di animali a cambiare habitat, abbiamo alterato il naturale equilibrio che regnava. E quindi stimolando virus, batteri, protozoi e archea a modificazioni ed evoluzioni che ci si sono riversate contro di noi.

Sottile e silenziosa vendetta.

Il Coronavirus o Covid-19 ha stravolto completamente le nostre vite. Come un uragano lascia caos dopo essere passato, anche questa pandemia ci lascerà qualcosa. Ma cosa? Consapevolezza? Paura? Voglia di libertà?

È cambiato il modo in cui viviamo la casa, il giardino e il nostro quartiere. La casa si è trasformata in qualcosa di più complesso: luogo di lavoro, di studio, di cultura, di svago e di socialità. Il giardino, il terrazzo e i balconi sono diventati rifugi dallo stress. Luoghi di relax, dove prendere il sole o dove passare il tempo coltivando un nuovo orto. Abbiamo riassaporato tutto ciò che era diventato banale e impercettibile. Riscoperto profumi, colori e sensazioni. Il sole in giardino ci ha scaldato più del solito facendoci apprezzare ogni centimetro del nostro prezioso spazio. Il quartiere da zona di passaggio si è rivelato un importante snodo per rispondere alle nostre esigenze quotidiane.

Si sono ridotti i nostri spostamenti da una zona all'altra della città, da una città all'altra e di conseguenza si sono registrati diminuzioni dell’inquinamento. L’Agenzia internazionale per l’energia ( IEA) ha annunciato una riduzione di circa l’8% delle emissioni globali di CO2 (quasi 2,6 giga tonnellate), il livello più basso dal 2010. Tutto questo ci fa riflettere sul modo in cui abbiamo sviluppato le nostre città, sulla casa in cui viviamo e sugli spazi verdi che la circondano.

“La natura ci sta inviando un messaggio con la pandemia e la crisi climatica in corso” (Inger Andersen , Capo della divisione Ambiente delle Nazioni Unite)

Quando la pandemia passerà sarà necessario un cambiamento del nostro modo di vivere . È necessario sviluppare consapevolezza. Non siamo invincibili. Siamo strettamente connessi con l’ambiente in cui viviamo e non possiamo pensare di vivere sani in un mondo malato. Di questo abbiamo parlato tramite la nostra installazione Planta sapiens (Clicca qui per i dettagli) esposta presso RadicePura Garden Festival. Abbiamo bisogno di acquisire consapevolezza! Questo può produrre il contatto sinergico con la natura, possiamo imparare da essa e convivere con il nostro pianeta in armonia.


“Pensavamo di rimanere sani in un mondo malato” (Papa Francesco)

Per rendere le città vivibili sono necessari cambiamenti drastici. Il cambiamento deve avvenire dall'interno delle città, nelle nostre menti e va ben oltre la semplice riduzione delle emissioni di CO2 e dei vari inquinanti.

Prendiamo esempio dalle cellule vegetali. La cellula è una piccola struttura vivente che vive indipendentemente dall'organismo madre, ma allo stesso tempo è profondamente connessa con tutto.

In questi giorni abbiamo vissuto dentro casa e siamo usciti solo per esigenze di lavoro e fisiologiche, ma non siamo andati a fare la spesa nella città vicina, siamo andati nel nostro quartiere. È così sbagliato? È così sbagliato pensare che tutto ciò che ci serve per vivere lo troviamo nel nostro quartiere? E se il quartiere diventasse come una piccola cellula vegetale?

Pensare alla città come tante piccole cellule vegetali cambierebbe drasticamente il tuo modo di vivere e di percepire gli spazi. In questo modo si limiterebbero gli spostamenti ma non perché non lo puoi fare, ma piuttosto perché tutto ciò che ti serve lo trovi vicino a te.

È necessario un cambiamento nel modo di pensare.

Le risorse del nostro pianeta sono limitate e non si tratta di una limitazione al nostro modo di vivere, ma di rispettare il luogo in cui viviamo.

Il nostro pianeta ci ha fornito tutti i mezzi per poter vivere in un ambiente sano. Le piante sono il nostro mezzo necessario. Noi umani abbiamo sfruttato per anni tutto ciò che si poteva sfruttare: il carbone, il petrolio, i diamanti, pietre preziose e persino gli umani stessi. Se al posto di sfruttare avessimo condiviso, avremmo fatto posto alle piante, condividendo con loro la nostra vita riuscendo a migliorarla drasticamente.

Pensa che in ambiente urbano un albero può assorbire tra i 10 e i 20 kg di CO2 all'anno, mentre in un ambiente naturale può assorbire tra i 20 e i 50 kg di CO2 all'anno. Fino ad oggi abbiamo visto il verde come un’integrazione delle città, e invece perché non pensiamo alla città come integrazione al verde? È necessario un totale cambiamento di paradigma. Il verde non è un costo, ma un investimento necessario per la nostra salute. Dobbiamo fondere le nostre città con le piante in una mutualistica simbiosi, per trarne vicendevolmente vantaggi. Non basta vestire di verde palazzi perché va di moda. Il verde in ambito urbano è un investimento che da valore dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Il futuro delle nostre città è nelle nostre mani. Cambiando il modo in cui percepiamo il verde e cambiando il nostro modo di percepire la città possiamo recuperare ciò che per anni abbiamo trascurato.

Il nostro pianeta.